Don Bruno Benini
Vicepostulatore della Causa

"La Causa di Padre Guglielmo quanto a lui è già finita: noi siamo sicuri che è santo. Quanto a noi, la sua Causa dobbiamo mandarla avanti, mettendoci noi sotto Giudizio di Dio e di lui.
Il nucleo della questione è tutto qui: dobbiamo farci accompagnare dai santi, ma lungo la stessa strada, perchè sia possibile l'incontro".

(Don Bruno Benini nel Corriere Cesenate del 10 novembre 2006)

Cesena 4 novembre 2006
Basilica Cattedrale

Inizio del Processo diocesano
per la Causa di Beatificazione e Canonizzazione
del Servo di Dio, Padre Guglielmo Gattiani

Richiesta del Vicepostulatore, Don Bruno Benini,
al Vescovo di Cesena

Eccellenza Reverendissima,

a nome del Reverendo Padre Florio Alessandro Tessari, Postulatore Generale delle Cause di Canonizzazione dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini che Le invia, a mio tramite, la lettera di formale richiesta che Le consegno e certo quindi di interpretare il suo pensiero e i suoi sentimenti, ho l'onore di chiedere a Lei l'avvio della Causa di Beatificazione e Canonizzazione del Servo di Dio Padre Guglielmo Gattiani, a norma della Costituzione Apostolica "Divinus perfectionis Magister" emanata, nel 1983, dal Servo di Dio il Papa Giovanni Paolo II.

Il grande Papa, venti anni fa, durante la sua Visita alle Chiese di Romagna, a Faenza,benediceva Padre Guglielmo.
Di quell'incontro a noi non è dato conoscere se l'uno aveva percezione  della
santità dell'altro: per noi oggi è bello che Giovanni Paolo II abbia stabilito le regole  dei processi di canonizzazione secondo le quali la Chiesa deve giudicare e dell'uno e dell'altro.

 

La presenza in questa Cattedrale,oggi, di tanta parte del popolo di Dio è essa stessa testimonianza e prova della fama di santità di questo umile e grande ministro del Signore, attestata inizialmente nel nascondimento di un convento e ampliatesi poi fino a raggiungere tanti luoghi ed innumerevoli persone.

Nell'Editto che Lei, Eccellenza, ha voluto affisso in ogni chiesa della diocesi e che è stato fatto conoscere anche in altre, a tutti è stato chiesto un  pronunciamento sulla santità di Padre Guglielmo: questa sera Lei ha la risposta alla Sua richiesta.

Ognuno di noi ovviamente non può dare la propria risposta singolarmente ma è la nostra stessa presenza, nel suo insieme, una risposta corale ed affermativa. Tutti noi siamo testimoni che Padre Guglielmo, nella sua vita terrena, nei numerosi luoghi ove la provvidenziale obbedienza alla Regola cappuccina lo destinava, è stato, ad imitazione del Serafico Padre San Francesco, vivo richiamo dell'amore di Cristo Signore agli uomini.

Nato a Badi, nell'Appennino bolognese, l'11 dicembre 1914, fin dall'infanzia fu educato alla risolutezza d'animo e ad una solida fede dalla famiglia e dalla parrocchia. Con naturalezza quindi e con convinzione accolse la proposta, fattagli da un frate cappuccino di passaggio nel suo paese e coltivata poi dal parroco, ad entrare nell'ordine francescano secondo la Regola cappuccina nel settembre 1924, fanciullo di dieci anni. Fece la professione solenne il 18 dicembre 1935; fu ordinato presbitero il 22 maggio 1938. Per 18 anni, a partire dal 1946, fu maestro dei novizi nel convento di Cesena ove rimase, per un ministero intensificato, fino al 1980.

L'austerità, il rigore della Regola cappuccina, la penitenza corporale che scavava la sua carne quasi a renderla il più possibile immagine dello spirito, faceva sì che chi lo avvicinava cogliesse i diritti esigenti e al contempo dolci dell'amore di Dio.

Per questo divenne il confessore più ricercato.

Assiduamente impegnato nella preghiera e nel ministero sacerdotale, dispensatore della misericordia di Dio al prezzo delle sue aspre penitenze, trattava ognuno come suo "preferito",cioè portato avanti a sé non per escludere gli altri ma per il desiderio e la volontà di donarsi a tutti, ciascuno in maniera uguale.
Lo disse espressamente in una delle sue ultime omelie, il 21 novembre 1999,
ventiquattro giorni prima della morte, Festa di Cristo Re, commentando il  Vangelo del giudizio finale, ove è detto che il Signore ci chiederà se l'abbiamo riconosciuto nei più piccoli dei fratelli: "ogni uomo è sacramento della presenza reale e regale di Cristo Signore".

Non più giovane,ma nella piena maturità degli anni e dell'ascesi,fece proprie le novità apportate dal Concilio Vaticano II. Nulla mutando della sua radicale donazione a Dio e al prossimo,divenuto ancor più comprensivo e attento a soccorrere l'infelicità delle miserie umane, chiese ai Superiori di poter sperimentare nuove forme di vita per poter soddisfare la sua aspirazione alla povertà totale e alla piena comunione con Dio. Anche  quando si trovò di fronte alle riserve dei Superiori mai venne meno

all'obbedeinza e così la moltitudine dei suoi devoti e penitenti non fu privata del suo tanto ricercato ministero.

A Lagrimone, nel Parmense, per dieci anni si recò una settimana al mese e  con la locale comunità delle Suore Cappuccine e con altri suoi figli spirituali coltivò il sogno di una fraternità francescana che avrebbe chiamato "dell'amore vicendevole ed universale". Il sogno non si realizzò ma Padre Guglielmo fece molto di più dispensando ad un sempre più grande numero di persone ... non un sogno ma la realtà dell'amore di Dio verso tutti.

La riscoperta degli studi biblici, l'uso più abbondante della Parola di Dio, frutti anch'essi del Concilio le sue conoscenze teologiche e la sua predicazione. Un prolungato soggiorno in Terrasanta nel 1980, gli fece rivivere il mistero dell'incarnazione del Figlio di Dio: fu una nuova e ricca scoperta della centralità e della totalità del Cristo da vivere e da far vivere.

Di ritorno dalla Terrasanta fu destinato al Santuario del SS. Crocifisso di

Faenza. Là visse gli ultimi,intensi diciannove anni della sua vita. Le sue giornate dall'alba alla sera erano dedicate ai penitenti, ai singoli, ai gruppi che volevano incontrarlo. Dopo la cena comunicava telefonicamente per ore coi suoi devoti fino a notte tarda. Una giornata per settimana tornava a  Cesena per dedicarsi a coloro che, anziani o malati, non avrebbero diversamente potuto beneficiare della sua presenza. Una giornata al mese era dedicata a Città di Castello, atteso ogni volta non solo dal Vescovo e dalle Monache Cappuccine di Santa Veronica, ma da molta gente, per la quale era già una grazia vederlo.

Degno di nota è il suo interesse ad usare i mezzi di comunicazione per l'apostolato. Quanto più la sua vita si faceva radicalmente finalizzata a Dio, tanto più non si astraeva ma si apriva ai problemi e agli avvenimenti  attuali.
Per questo promosse il sostegno a Telepace perché dibattesse i temi della pace
cristiana, della sanità e verità della famiglia, della preziosità e della tenerezza dei bambini da educare secondo la dignità propria dei figli di Dio.

La morte lo colse all'improvviso la mattina del 15 dicembre 1999, alle ore 6.45; come al solito era sceso in chiesa alle sei e aveva confessato le prime tre persone. La sua morte parve davvero come il naturale passaggio fra la vita terrena e la definitività dell'eterno,soprattutto dai numerosissimi devoti convinti sempre della sua santità e ora sicuri di poterla testimoniare perché l'autorità della Chiesa possa magisterialmente dichiararla.

Al Signore chiediamo che al coro dei Santi Cappuccini si aggiunga anche

l'aureola di Padre Guglielmo.

Padre Pio - San Pio da Pietralcina - lo conobbe in pienezza nel modo non infrequentemente concesso da Dio ai Santi: con la scienza infusa.
Noi che conosciamo le realtà divine nella fede non li invidiamo ma li

preghiamo perché nella fede ci facciano crescere donandoci qualcosa almeno della loro luce.

Con la Provincia dei Cappuccini dell'Emilia-Romagna, altre chiese della regione si augurano di aggiungere, con Padre Guglielmo, un nuovo Santo al loro Martirologio. In particolare le Chiese di Faenza-Modigliana e di Cesena-Sarsina per essere state quelle che hanno maggiormente beneficiato del suo apostolato e della sua testimonianza.

Mi si consenta ora un ricordo  di recente passato.

In questa Cattedrale,l'8 novembre 1997, si apriva il Processo diocesano per il Servo di Dio don Carlo Baronio. L'odierna ricorrenza, ugualmente festosa, ci fa rivivere l'altra.
Oggi del venerato ed indimenticato Canonico ricorre l'onomastico, che era occasione per tanti di salutarlo e di riverirlo. Lo facciamo oggi noi
ancora festeggiandolo  con Padre Guglielmo  e gli altri nostri candidati alla santità della nostra diocesi: Angelina Pirini, don Quintino Sicuro, Madre Teresa Lega e con tutti gli altri numerosi Servi di Dio delle diocesi della Romagna.

Nel processo diocesano per don Baronio vi fu, tra i testimoni,a nche Padre Guglielmo. Sulle sue deposizioni vi è, giuridicamente, il segreto, ma anche chi non ne ha avuto conoscenza non si sbaglia ad immaginare quello che Padre Guglielmo ha detto della santità di don Baronio.
Conoscendo l'uno ... si conosce anche l'altro perché
quasi coetanei, amici, entrambi santi e santi francescani, come Padre Guglielmo definì nella deposizione don Carlo Baronio.

E non è fuori luogo ricordare che dei venti collegi per ragazzi poveri che don Baronio fondò per tutta la Romagna, dopo quello di Cesena il più grande e numeroso, e forse il più organizzato, fu quello di Faenza.

Così nel nome di don Baronio e di padre Guglielmo  più Chiese della nostra regione hanno motivo di sentirsi sorelle, a motivo della testimonianza e  del lavoro degli stessi "santi".

Eccellenza Reverendissima, Lei ci fa iniziare oggi un cammino meraviglioso di fede. Lei ci aiuterà a renderlo più spedito.

Il Papa Benedetto ha disposto che la prima tappa dell'iter di una Canonizzazione, e cioè la Beatificazione, si concluda non più a Roma ma nella diocesi propria del Beato.

Vogliamo augurarci, vogliamo impegnarci perché possiamo, se il Signore ce ne farà degni, di poterci radunare presto, in questa Cattedrale per iniziare ad onorare e pregare Padre Guglielmo di culto pubblico a Gloria di Dio e a nostra santificazione.

Don Bruno Benini
vicepostulatore della Causa