![]() Vescovo Mons. Antonio Lanfranchi Mons. Antonio Lanfranchi è nato a Grondone di Ferriere (della diocesi e provincia di Piacenza) il 17 maggio 1946. Dopo aver compiuto gli studi ginnasiali nel Seminario vescovile di Piacenza e quelli filosofici e teologici nel Collegio Alberoni di Piacenza, frequentò a Roma la Pontificia Università Gregoriana e la Pontificia Università Salesiana, conseguendo i titoli accademici in Teologia Biblica e in Scienze dell’Educazione, specializzazione Catechetica. È stato ordinato il 4 novembre 1971. Prima di recarsi a Roma per gli studi, è stato educatore nel Seminario vescovile dove, rientrato in diocesi, ha svolto l’incarico di docente di Lettere e successivamente nelle scuole pubbliche come insegnante di Religione. Dal 1978 al 1984 ha svolto l’incarico di assistente dell’Aimc e segretario dell’Ufficio catechistico diocesano. Dal 1978 al 1986 ha collaborato come assistente diocesano di Azione Cattolica per il settore giovani; dal 1984 al 1988 è stato direttore dell’Ufficio catechistico diocesano e nel 1987-1988 anche di quello regionale. Dal 1986 al 1988 ha assunto la carica di assistente diocesano di Azione Cattolica per il settore adulti e dal 1988 al 1996 assistente generale Giovani dell’Azione Cattolica Italiana. Nello stesso periodo per tre anni è stato docente di Pastorale giovanile presso l’Istituto “Ecclesia Mater” della Pontificia Università Lateranense. È autore di numerosi articoli di pastorale e di catechesi su diverse riviste specializzate Dal 1996 al 2003 è Vicario generale della diocesi di Piacenza-Bobbio. Eletto alla Diocesi di Cesena-Sarsina il 3 dicembre 2003, viene consacrato Vescovo l'11 gennaio 2004. Entra in Diocesi il 25 gennaio 2004. |
Apertura processo p. Guglielmo Gattiani ( 1914 – 1999 ) Cesena, 4 novembre 2006
Intervento del Vescovo |
|
Vorrei rivolgere anzitutto il mio fraterno e grato saluto agli Eccellentissimi Vescovi, Mons. Luigi Amaducci, Mons. Lino Garavaglia, miei predecessori , Mons. Claudio Stagni,Vescovo di Faenza- Modigliana, che ringrazio per aver concesso che questo processo si svolgesse a Cesena, Mons. Pellegrino Tomaso Ronchi,, Vescovo di Città di Castello,.Mons. Lino Pizzi, Vescovo di Forlì,Mons. Adolfo Govi, Vescovo emerito di Bossamgoa ( Rep. Centroafrica) . Mons. Giuseppe Verucchi, arcivescovo di Ravenna- Cervia ha inviato uno scritto di partecipazione. Saluto il Ministro Provinciale dei Frati Minori Cappuccini p. Paolo Grasselli, Mons.Andemariam Tesfamichael, Vicario Generale di Barentu ( Eritrea), i Presbiteri, i Religiosi, in particolare i Frati Cappuccini, i Diaconi permanenti, il popolo di Dio accorso così numeroso. La Chiesa italiana ha appena celebrato il suo quarto Convegno nazionale a Verona dal tema: “Testimoni di Gesù risorto speranza del mondo”. A chi vi ha partecipato o ha assistito attraverso la televisione alla sua apertura rimarrà impressa quella lunga processione di ritratti di Santi, uno per ogni Diocesi, con cui si è aperta la celebrazione iniziale. Santi intronizzati e illuminati nello scenario dell’Arena di Verona perché risplendessero a tutta l’assemblea dei Convegnisti. Con questo rito la Chiesa intendeva riconoscersi , prima ancora che sui contenuti, sul volto bello della santità, la vocazione che riguardava tutti i suoi aderenti. Intorno al faro della santità il Convegno è stato anzitutto la celebrazione della comunione tra vescovi, presbiteri, religiosi, persone consacrate, laici. Una comunione espressa con maturità in un’accoglienza , un dialogo sincero e aperto. La stessa esperienza stiamo vivendola ora, in questa Cattedrale di Cesena. La Chiesa di Cesena-Sarsina presenta il suo volto bello: la santità che risplende su un umile figlio di San Francesco, P. Guglielmo Gattiani. Intorno a questa figura di santità essa offre l’immagine del suo mistero di comunione tra vescovi, presbiteri , diaconi, religiosi e religiose, fedeli tutti. Saluto e ringrazio tutti, augurando “Pace e bene nel Signore”. Ci ha portato qui la santità che il sensus fidei, di cui lo Spirito del Signore ha dotato il popolo santo di Dio, ci ha fatto riconoscere in p. Guglielmo Gattiani, nato a Badi ( Bologna ) l’11 novembre 1914, morto a Faenza il 15 dicembre 1999. Molti i conventi ove ha dimorato anche ripetutamente dalla prima professione fatta a 16 anni a Imola: Lugo, Forlì, Bologna, Ravenna, Lagrimone nel Parmense, e poi per tanti anni a Cesena, e dal 1980 a Faenza. Altre presenze significative: i sei mesi della Terrasanta, le visite mensili a Città di Castello.
Egli ha segnato con la sua santità i numerosi luoghi, dove
l’obbedienza ai superiori lo ha portato a esercitare il suo ministero con
l’umiltà propria della spiritualità francescana che lo contraddistingueva.
In lui il carisma di S. Francesco è stato “grazia vivente”
perché lo ha guidato sulla via della santità e attraverso il suo ministero
ha alimentato l’intero corpo di Cristo, che è la Chiesa. P. Guglielmo ha
percorso il cammino della santità vivendo il carisma francescano.
Oggi è stato insediato il Tribunale ecclesiastico, che,
come abbiamo ascoltato, avrà il compito di raccogliere le deposizioni di
testimoni sulla vita e sulle virtù del Servo di Dio a documentazione della
sua fama di santità. P. Guglielmo verrà in un certo senso giudicato: è
l’autorità della Chiesa che lo vuole anche con le sue leggi. Il Vescovo è
giudice ordinario, ma si fa sostituire da un giudice delegato, c’è un
Promotore di Giustizia, il Postulatore, ci sono i notai.
La Costituzione “Divinus Perfectionis Magister” del 1983
demanda alla Diocesi il primo processo per documentare i segni di santità e
l’eroicità delle virtù di p. Guglielmo. L’autorità della Chiesa ci chiede di
giudicare la santità di P. Guglielmo. Accostando la sua figura non possiamo non essere richiamati alla vocazione che tutti ci unisce: quella alla santità. Se lasceremo che questo avvenga, sarà il miracolo più importante che Dio compirà attraverso p. Guglielmo, anche se non se ne terrà conto per il processo di beatificazione e basterà per generare gioia nei cuori e gioia nel cielo: “Ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione” ( Lc 15, 7). Mons. Antonio Lanfranchi |